“Misurarsi con l’estetica di Béla Tarr non è certo procedimento semplice da mettere in pratica. È necessario cogliere in modo preciso l’essenza degli spazi inquadrati dal cineasta ungherese, la sua capacità di far vivere tali spazi mentre sono in relazione con la figura umana e quella di cogliere la sostanza non psicologica, quanto piuttosto paesaggistico-figurativa, dei volti dei suoi attori. In tal senso, ciò che i cinque fotografi del Gruppo di Ricerca Satantango hanno messo in atto è stato un lavorìo profondo di preparazione, di affinamento di una sensibilità espressiva soggettiva che doveva entrare in sintonia con il senso dilatato dello spazio-tempo presente nelle immagini di Béla Tarr…”

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“Lo spazio urbano si profila all’orizzonte di un’immagine emblematica realizzata da Orith Youdovich: un uomo seguito dal suo cane si incammina stancamente verso la città. Si coglie, chiaramente, un’allusione alla prima fase della filmografia di Béla Tarr, ma allo stesso tempo la rappresentazione di un’alienazione individuale che è uno dei motivi poetici che attraversano tutta la filmografia del regista ungherese.

Ambienti notturni e distese naturalistiche senza significato, un cavallo che stazione in maniera surrealistica sotto il porticato di un edificio cadente, una figura femminile che guarda immobile e silente il deserto, manufatti immersi nella tenebra. Orith Youdovich si inoltra nell’universo espressivo di Béla Tarr componendo un proprio complesso mosaico interiore, costruendo una grammatica dello sguardo che sembra vagare senza un centro di gravità    permanente ma che in verità si insinua in maniera struggente nell’architettura visiva del cinema dell’autore ungherese, mai imitandola però. Si tratta di visioni che nascono dal fondo dello spirito lirico dell’autrice, visioni che scaturiscono in modo naturale grazie alle sensazioni estetiche che le inquadrature di Tarr hanno provocato nel suo animo e che poi sono riemerse prepotentemente in composizioni fotografiche individuali ricche di straniamento e dolente abbandono morale.”

© Maurizio G. De Bonis / Punto di Svista 09/2019
Tutte le immagini qui pubblicate © Orith Youdovich