A distanza di quattordici anni dalla pubblicazione del nostro libro Cosa devo guardare – Riflessioni critiche e fotografiche sui paesaggi di Michelangelo Antonioni (Postcart Edizioni) siamo stati spinti dal desiderio di rivisitare i luoghi de L’eclisse che Antonioni ha girato nel 1962 nel quartiere EUR di Roma.

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Il filosofo e psicanalista James Hillman sosteneva che i luoghi avessero un’anima, cioè che fossero aree esistenziali dove l’esperienza umana rimaneva stratificata nella memoria. Tale fenomeno, così complesso ed enigmatico, produce un effetto ancor più evocativo in quegli spazi che sono stati palcoscenici reali di capolavori della storia del cinema.

Tornare a distanza di sessantaquattro anni nel teatro urbano scelto da Michelangelo Antonioni per alcune delle sequenze più importanti de L’eclisse è stato un percorso interiore ed estetico decisamente straniante. Aggirarsi per le strade del quartiere Eur a Roma immaginando Antonioni all’opera, riposizionarsi con il proprio sguardo nel solco ideale del punto di vista del grande cineasta è stata un’avventura che ha generato un potente sentimento della memoria.

Immagini che scaturiscono da altre immagini, in un vortice espressivo raggelante. Le atmosfere rarefatte, quasi astratte, di alcuni angoli di questa parte di Roma sembrano essere rimaste identiche nonostante i cambiamenti avvenuti nei decenni. Si avverte, quasi in modo tangibile, il senso della scelta di alcune inquadrature di Antonioni, il quale seppe coniugare lo straniamento generato dalla struttura urbana con l’alienazione vissuta dai personaggi.

Calpestare gli stessi marciapiedi dove si muoveva Monica Vitti ha rappresentato una sorta di testa-coda del tempo che ha restituito il peso assoluto delle visioni del maestro di Ferrara.

© Maurizio G. De Bonis, 2026